Estratto dalla Tesina del Master
“Disabilità, Sessualità, Autonomia”
Università degli Studi “G. D’Annunzio” Chieti
Direttore: Prof. U. Bellati
Coordinatore Tecnico-Scientifico: Dott.ssa L. Mango
Candidato: G. Annino Anno
Accademico: 2004-2005
Si ringraziano i protagonisti di questo percorso comune per aver autorizzato la pubblicazione del proprio nome: fatti e circostanze sono assolutamente reali
Un giorno ero dal barbiere si parlava del più e del meno mescolando vita privata e vita pubblica, come spesso avviene dal barbiere vero luogo di confessioni più o meno intime e segrete, oltre che vero “porto di mare”, luogo di incroci relazionali di vario tipo e classica “struttura aperta”, al contesto territoriale. Premetto che conosco il “barbiere” da una vita, abbiamo circa la stessa età, da ragazzo, ero cliente del fratello, dove lui ha imparato il mestiere.
Non divaghiamo: un giorno ero dal barbiere è lui mi raccontava di come, da qualche tempo, sentisse il bisogno di impegnarsi in qualcosa di “utile agli altri”, di come spinto da quest’impeto avesse convinto altri suoi amici a mettersi insieme per partecipare ad iniziative di solidarietà concreta. Sosteneva che è difficile trovare spazi e luoghi, nel nostro territorio, nei quali realizzare tali intendimenti. Le Associazioni “ufficiali”, spesso, sono gusci vuoti, nei quali la partecipazione delle persone è limitata ai detentori di cariche sociali e i cui Presidenti sono legati ai rappresentati dei partiti. “Io è il mio gruppo di amici, quando è possibile diamo una mano, alle altre Associazioni, ma, ora, vorremmo fare qualcosa con voi dei “Belli Dentro”, qualcosa di nuovo e nostro”.
“Tra l’altro è a voi che mi sono ispirato quando ho proposto ad alcuni amici di vedersi per fare qualcosa” Kico, il Barbiere si riferiva al lavoro fatto dai Belli Dentro per assicurare a Riccardo (un loro amico) l’installazione di un ascensore presso la sua abitazione, dalla quale gli era impossibile “uscire” a causa delle barriere architettoniche che rendevano impossibile perfino l’installazione di un montascale. Per raccogliere i fondi necessari all’installazione dell’ascensore (20.000,00 euro) erano state attivate diverse iniziative di solidarietà (una mostra di quadri, uno spettacolo teatrale, la proiezione di un video, ecc.) alle quali avevano fatto seguito la diffusione di un adesivo e di un floppy contenete la legislazione vigente in materia di Barriere architettoniche.
Kico si riferiva al fatto che un gruppo informale era riuscito a raggiungere un obiettivo concreto (migliorare la qualità di vita di una persona disabile) innestando direttamente una dinamica partecipativa che rompeva lo schema “bisogno-vertenza-lotta- risultato” che spesso s’impantanava in improduttivi “tira e molla” con gli amministratori locali. A questo punto, era un po’ che ci pensavo, ho proposto a Kico di vederci (i due gruppi) per discutere insieme la realizzazione di un Parco giochi accessibile alle persone con disabilità, da rendere concreto modificando il Parco “Manaresi” del quartiere “Aprilia-Centro”. Il quartiere “Aprilia-Centro è quello in cui ha sede il negozio da barbiere, nel quale esiste già un Parco Giochi che gli abitanti del quartiere (organizzati in un Comitato) utilizzano come il proprio “cortile di casa”, luogo d’incontro, gioco e svago e al quale tengono molto perché “qualche amministratore voleva costruirci, ma noi l’abbiamo difeso”.
Il Parco “Manaresi” del quartiere “Aprilia-Centro” è, tra l’altro, l’unico spazio di verde attrezzato collocato nel centro cittadino, in un quartiere con un proprio Comitato che si potrebbe coinvolgere nell’iniziativa. Decidiamo di sentire i rispettivi gruppi per convocare un primo incontro serale di reciproca conoscenza nel quale cominciare a “mettere a fuoco” l’iniziativa. Il Primo Incontro: conosciamoci meglio, cosa è un Parco accessibile, è già stato realizzato? Il primo incontro serale si tiene in un ristorante locale, tra due “delegazioni ristrette” per non fare confusione. In realtà, tutti i componenti utilizzano l’incontro per conoscersi e superare le reciproche “diffidenze”, oltre che vagliare la reciproca affidabilità.
Si discute poco dello specifico (Parco accessibile), ma l’idea di riqualificare un Parco dotandolo di giochi accessibili, anche, a bambini con disabilità, piace a tutti, così si decide di approfondire la ricerca. Sono incaricato di questo compito, mentre altri cominceranno a pensare alle iniziative di “raccolta dei fondi” necessari alla realizzazione del Parco Giochi accessibile. Decido di utilizzare “la rete web” per compiere la ricerca e i criteri che utilizzerò saranno semplici: cercare un’esperienza simile a quella che noi vogliamo realizzare, per poterla replicare e diffondere. A questo scopo navigo su diversi motori di ricerca, spedisco alcune e-mail, mirate (Associazioni, Regioni, Comuni che avevano realizzato l’iniziativa).
Ricevo qualche risposta positiva e interessante, soprattutto da due Comuni (Cosenza e Jesolo), che hanno realizzato un Parco Accessibile, seguendo un percorso partecipativo. Mi intriga molto l’esperienza del Comune di Jesolo ( www.stessigiochi.it ) che ha realizzato un Parco giochi accessibile nell’ambito di un programma di riqualificazione territoriale che si propone l’obiettivo di “migliorare la qualità di vita” dei propri cittadini disabili. “
Mentre si fa un poco più animato il coro di quanti chiedono alle Pubbliche Amministrazioni di attivarsi per assicurare l’accessibilità degli edifici pubblici, è ancora solo sussurrata la richiesta di un impegno per l’accessibilità dei luoghi di divertimento e di svago. E’ una sorta di pudore che cela, forse, la bizzarra convinzione che i disabili debbano risolvere soltanto i bisogni essenziali e non abbiano, come tutti, anche il diritto a relazioni affettive, al sesso, allo svago, al divertimento, alle frivolezze. Inoltre quando si pensa al disabile lo si pensa sempre in età adulta. Sembra mentalmente più impegnativo immaginare il bambino disabile nelle situazioni tipiche della sua età evolutiva, come ad esempio in un Parco Giochi.” (Progetto di Parco Accessibile del Comune di Jesolo, consultabile sul sito).
Dal sito scarico il Progetto, costruito in modo da essere replicabile, decidendo di ricavarne un report sintetico da distribuire agli altri componenti dei due gruppi in maniera da diffondere l’idea e i suoi contenuti innovativi. Imparare dal Fare: l’idea del Parco si concretizza, dare stabilità al Progetto, accrescere le collaborazioni Ora che l’idea di Parco accessibile si è fatta più concreta si decide di “allargare la rete” prima di tutto al Comitato di Quartiere “Aprilia-Centro” il cui Presidente, cliente di Kico, è stato già sentito “informalmente”. Il primo incontro, che come i successivi, si tiene al negozio di Kico è utile a delineare il “campo e le modalità d’azione”.
Si confrontano due strategie, trasversali ai rispettivi gruppi: la prima sostiene il carattere partecipativo e comunitario dell’iniziativa (“dobbiamo muoverci a piccoli passi, secondo il principio dei “cerchi concentrici”, allargando di volta in volta la partecipazione e la qualità delle collaborazioni). In questa strategia il rapporto con i “politici” e di patnership non esclusiva, né decisiva. La seconda strategia rovescia l’analisi: ritiene in pratica decisiva l’adesione dei “politici” ai quali il progetto va consegnato “chiavi in mano” perché lo realizzino (importante è vincere e non partecipare). Nella discussione si afferma la prima ipotesi e il successivo percorso. La discussione si rileva interessante anche a fini conoscitivi: il “micro” è il luogo in cui è attivo un meccanismo di delega, nei confronti del "politico" che si trasforma in una sorta di “dipendenza patologica” e di scarsa autonomia progettuale.
Questa caratteristica è riscontrabile tanto nel comportamento individuale che in quello collettivo e provoca, nella pratica la rinuncia ad esercitare i propri diritti a favore di uno schema di relazione che privilegia “lo scambio di favori” (di varia natura) tra i detentori di “potere” (politico, economico, tecnico, ecc.) e i cittadini. Il confronto sulle strategie s’intreccia con un’altra discussione che rileva (fa emergere) il tema del rapporto con “gli handicappati”, riemergono così i nodi irrisolti degli “atteggiamenti paternalistici” e “caritatevoli” che caratterizzano il comportamento individuale e sociale, nei confronti delle persone con disabilità,creando, nella pratica quotidiana il sottile “muro” tra i “normodotati” e “gli handicappati”.
“Fino ad oggi, però, la rete si è allargata a diverse persone, ma sono assenti le persone con disabilità (a parte il sottoscritto, tra i promotori dell'iniziativa). Credo che l'iniziativa assuma un diverso significato se alla stessa partecipano direttamente le persone con disabilità (non i loro genitori, oppure i loro “rappresentanti”), ricordiamoci che stiamo cercando di costruire un Parco Accessibile anche alle persone con disabilità, non è più coerente con questo pensiero, la loro partecipazione diretta all’iniziativa?” “Voi conoscete delle persone disabili, che possiamo invitare alle nostre riunioni?” La domanda è volutamente diretta, coglie di sorpresa i presenti, la maggior parte di loro, probabilmente, aveva pensato di coinvolgere le Associazioni di disabili, ma non aveva pensato alla loro partecipazione diretta.
Si coglie, così, qualche imbarazzo, finché, decido di prendere la parola: ho io, in mente, qualcuno da invitare, è un ragazzo che conosco, collabora con un’officina ortopedica, è molto attivo, sarà sicuramente interessato, si è già messo in contatto con noi dei “Belli Dentro, domani lo chiamo e vi farò sapere” Per dare sostanza al Progetto si decide di cercare la collaborazione di un tecnico (architetto, ingegnere) con il quale discutere la stesura di un piano di fattibilità. La rete si allarga: incontro con i tecnici, le prime azioni I tecnici che si riesce a coinvolgere nel Progetto sono due: Otello (l’architetto) e Piero (l’ingegnere), professore di “Urbanistica”, presso l’Università “G. D’Annunzio” di Pescara.
Entrambi sono, “vecchi” compagni di Liceo del sottoscritto, ma è passato un po’ di tempo, ci siamo persi di vista. “Qualcuno sa dove abitano”? Ha inizio, così, una breve ricerca effettuata con la “tecnica” del “passavoce” (telefono senza fili) allo scopo di rintracciarli (uno abita ad Aprilia, l’altro a Lanuvio) per raccontar loro, al telefono e/o via e-mail: motivazioni, obiettivi e percorso dell’iniziativa. La telefonata con Piero è stata significativa: il coinvolgimento di un tecnico qualificato è elemento fondamentale in un progetto di riqualificazione urbana, ma ciò che ha più importanza ed è il vero elemento di “qualità” è la condivisione piena del percorso partecipativo: non cerchiamo “qualcuno che faccia il progetto, cerchiamo qualcuno che lo costruisca insieme a noi” Con Piero ho condiviso un comune percorso di partecipazione politica, da cui lui si è separato un po’ prima del sottoscritto, ma, forse, le ragioni della separazione, sono state le stesse.
Lo deduco dalle argomentazioni che utilizza per motivare la sua adesione piena all’iniziativa. Anche lui in passato, prima di trasferirsi a Lanuvio, ha lavorato “nel micro” collaborando con i Comitati di Quartiere. Tra l’altro è il Progettista del “Parco Manaresi” ed ha abitato, per lungo tempo (utilizzando Kico come “Barbiere”) nel quartiere “Aprilia-Centro”. La metodologia che ha applicato (urbanistica partecipata) per la progettazione del Parco Manaresi, è la stessa che noi vogliamo applicare, nella ristrutturazione, per renderlo accessibile. Mi dice “si tratta di imparare dal fare, questo vale anche per i “tecnici”, tante teste pensano meglio di una sola”.
Utilizzeremo l’idea del Parco accessibile realizzata dal Comune di Jesolo come idea di partenza, adattandola al contesto d’uso e alle proposte che “in corso d’opera” raccoglieremo. Nel corso della riunione con Otello e Piero (alla quale partecipano anche alcuni studenti di architettura che si dichiarano interessati anche ad un’ipotesi di Tesi universitaria su questo percorso) si decidono le prime azioni esterne: documentare attraverso le foto e le interviste l’attuale livello di utilizzazione del Parco da parte dei cittadini e verificare il loro grado di adesione all’idea del Parco accessibile partecipare alla festa del quartiere “Aprilia-Centro (che si tiene al Parco Manaresi il prossimo mese di Luglio) pubblicizzando, in quello spazio, il materiale raccolto utilizzare l’occasione della festa per presentare la proposta di Parco Accessibile e raccogliere i primi suggerimenti e promuovere la raccolta dei fondi stabilire dei contatti con il Comune di Jesolo per organizzare una visita al Parco Accessibile ed un incontro con i promotori dell’iniziativa