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lunedì 6 settembre 2010
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gen 27

Scritto da: bellidentro
27/01/2010 10.38 

Domenica 24 Gennaio 2010

di GIORGIO NARDINOCCHI

Quali sono le industrie a rischio d’incidente rilevante? Cosa devono fare i cittadini nel caso si verifichi una reazione chimica tossica? Chi segnala il pericolo? Cosa devono fare i cittadini in caso di alluvione, terremoto, incendio? A queste e altre domande dovrebbe rispondere il piano comunale della protezione civile. Aprilia ,si è scoperto in questi giorni, non ce l’ha. L’hanno fatto presente ventuno associazioni firmando un appello al sindaco e al prefetto affinché la città si doti al più presto di questo piano che è obbligatorio per legge. Il decreto legislativo che obbliga i Comuni a dotarsi di questo strumento risale al 1999. Perché tutto questo ritardo? L’assessore alla protezione civile Luigi Bonadonna ha fatto un’indagine conoscitiva per capire come stanno le cose. E l’ha affidata al dirigente del VII settore, il comandante della municipale Massimo Marini. «Nella sua relazione – spiega Bonadonna – si riferisce che nell’anno 2002 l’amministrazione comunale sotto il commissario straordinario Giuseppe Finoccprotezione civile un piano fantasmahiaro diede un incarico a uno staff tecnico di esperti per elaborare un Piano comunale di protezione civile. Il piano sulla carta c’è, ma non è stato mai approvato dal consiglio comunale». Il Comune di Aprilia sembra tutto lastricato di buone intenzioni che poi rimangono tali. Se ne va il commissario e il suo lavoro rimane nei cassetti. Nessuno più lo prende in consegna. Infatti questo andazzo si ripete qualche anno più tardi. «Sì, è vero – ammette Bonadonna – Il maggiore Marini ha trovato un’altra delibera comunale, la 207 del 26 giugno 2007, fatta sotto l’amministrazione Santangelo, con cui si diede un altro incarico a un gruppo interno al Comune coordinato dal comandante della municipale. Ma l’oggetto dell’incarico riguardava gli strumenti di pianificazione comunale di emergenza, e non il piano comunale di protezione civile che è una cosa più complessa». Anche questo, però, è rimasto sulla carta. «Nella delibera mancava la copertura finanziaria per retribuire il gruppo di lavoro e così anche questo piano non è arrivato in consiglio comunale». E ora? «Ripartiremo dal piano del 2002 – annuncia Bonadonna – che va aggiornato e discusso con le associazioni e i quartieri e poi approvato dal consiglio comunale».

Fonte : Il Messaggero.it

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