Danno ambientale e depurazione inesistente: RESTITUIRE SUBITO I SOLDI AI CITTADINI!
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19/01/2009 17.09
Leggere la sentenza del tribunale di Latina che ha condannato l’ex Amministratore delegato dell’Acqualatina spa, Bernard Cyna, a 6 mesi di reclusione per danneggiamento aggravato, è allo stesso tempo sconcertante e frustrante. E’ stato infatti definitivamente confermato in modo incontestabile che, l’unico depuratore di Aprilia, dal suo collaudo avvenuto alla fine del 1997 e, almeno fino a tutto giugno 2006, è stato sostanzialmente inutile perché non ha depurato le acque come prevede la legge, creando un grave danno per la collettività di Aprilia.
Oltre al danno anche la beffa per quei cittadini che hanno pagato in bolletta la tariffa di depurazione, prima al comune di Aprilia (fino al 30/6/2004), e poi alla Acqualatina spa. Fortunatamente però la Corte costituzionale (sentenza n. 335/2008 del 08/10/2008) ha dichiarato incostituzionale l’obbligo di pagare la tariffa di depurazione quando non ci sono i depuratori oppure sono temporaneamente inattivi.
Quindi devono essere restituiti, urgentemente e senza scuse, i soldi pagati in bolletta dai cittadini di Aprilia, per una depurazione che non è stata fatta. Tutte le bollette non sono quindi esigibili e vanno ricalcolate ed al tempo stesso devono essere sospese tutte le procedure di riscossione affidate alla GERIT Equitalia spa. E’ doveroso l’intervento sia del garante regionale del servizio idrico (troppo spesso distratto verso gli utenti) che del garante regionale del contribuente.
Dalla sentenza emergono anche gravi responsabilità degli organi di controllo dell’ATO4, che nonostante consapevoli dell’inefficienza del depuratore, non hanno minimamente preso in considerazione le disastrose conseguenze per l’ambiente ed il rischio per la salute umana. Una deficienza di controllo aggravata a nostro avviso dal ruolo sempre proteso alla difesa dell’operato del gestore da parte di chi dovrebbe invece controllarlo giorno e notte per conto dei comuni, ossia dei cittadini.
Tant’è che il “controllore” invece di imporre soluzioni alternative al gestore, lasciava che il disastro proseguisse nonostante vi fossero dei rimedi. Rimedi che però, come scrive il giudice, “avevano un costo economico che la società Acqualatina non intendeva sostenere perché attenta solo alperseguimento di una finalità di profitto, anche a costo di determinare un disastro ambientale e un’epidemia di salmonella”.
Si resta altresì sconcertati nel leggere che nonostante fosse stato chiesto il sequestro del depuratore fin dal novembre 2004, la Procura della Repubblica non lo abbia disposto limitandosi una sanzione amministrativa nei confronti della società.
La storia del depuratore di Aprilia ha dell’incredibile se si pensa, come riportato negli atti di causa, che già al momento del collaudo (fine del 1997) il depuratore era inefficiente. Un depuratore costruito dalla Elcar srl nel 1995, poi divenuta Siba srl; società che oggi appartiene al 75% proprio alla Veolia, ossia al socio privato in Acqualatina spa!
Non meno grave appare la posizione degli uffici comunali preposti al controllo del depuratore prima e dopo la consegna alla Acqualatina spa e di quanti non sono intervenuti. Un depuratore come riferito da testimoni della stessa Acqualatina, sostanzialmente inservibile, ossia “come se una macchina dovesse camminare con due ruote….il processo depurativo senza..l’ossidazione biologica è praticamente nullo”.
Ciò nonostante il depuratore è stato autorizzato a scaricare i liquami “in deroga ai limiti di emissione” e “l’ATO4 non ha minimamente preso in considerazione data la consapevolezza dell’inefficienza del depuratore e delle sue disastrose conseguenze”, sulla risorsa idrica.
Il magistrato descrive un quadro preoccupante di come tutti i soggetti deputati alla gestione e al controllo di un bene primario come l’acqua, non si siano attenuti al rispetto della normativa ed “al contrario ciascuno di essi li ha palesemente, consapevolmente ed irresponsabilmente violati con le prevedibili conseguenze sulla distruzione di un delicato equilibrio ambientale come quello dei canali e di un salutare utilizzo dell’acqua da
parte della collettività.”
Meno male che il giudice ha riconosciuto il risarcimento dei danni alla comunità di Aprilia ed una provvisionale immediatamente esecutiva di 100.000 euro, nonostante, come si evince dagli atti, il legale del comune abbia presentato un “atto di difesa sintetico” ed una ”modesta attività” di difensore!
Speriamo non si tratti del solito legale del comune di Aprilia, che per difendere l’interesse della comunità, scrive la misera “paginetta”, come quella presentata al consiglio di stato per difendere la delibera con la quale il comune non ha approvato il contratto di servizio con Acqualatina! La cosa sarebbe grave e preoccupante!!!
Il risarcimento però non basta e siamo ancora più preoccupati perché lo stesso giudice dice che “dagli atti è anche emerso che nessun tipo di prelievo, accertamento o controllo è stato più eseguito in prossimità del depuratore dal 2004 ad oggi, né si è verificata la capacità depurativa degli impianti” “di tutte le aziende che sversano sul Canale Acque Alte”.
Eppure lo stesso Sindaco con ordinanza n. 79 del 10 Marzo 2008, aveva vietato l’utilizzo per irrigazione delle acque del fosso “Ficoccia”, proprio perché ad un controllo dell’ARPA Lazio, le acque di scarico del depuratore eccedevano i limiti di legge e vi erano tracce di Salmonella. Allora non si capisce perché tale documento sia stato sottratto alla conoscenza del giudice che meglio avrebbe potuto circostanziare circa l’ulteriore permanenza del reato.
Comitato Cittadino Acqua Pubblica Aprilia
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